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ROUTE 66 - PINKTROTTANDO NEL CUORE DELL'AMERICA!

Elena & Sara, due Pinktrotters DOC ci portano nei dettagli del loro viaggio Americano lungo la Route 66! Scopriamo il loro viaggio in rosa!


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Chi non ha mai sognato di vivere almeno una volta in uno dei film o telefilm che vediamo in tv? Beh, noi lo abbiamo fatto! Siamo Elena e Sara, due amiche e colleghe farmaciste della provincia di Venezia, che condividono la passione per i viaggi, l'avventura e naturalmente per gli U.S.A.!
Quest'anno abbiamo deciso di viaggiare da Chicago a Las Vegas, lungo la Route66, anche definita dagli americani The Mother Road. E' stata la prima Highway che collegava l'est all'ovest degli Stati Uniti. Usata inizialmente per fini commerciali, ha fatto la fortuna dei piccoli paesini che attraversava; ha incentivato l'economia locale favorendo il fiorire delle attività commerciali. E' qui che sono sorte le prime catene di pompe di benzina, i primi motel e i primi fast food (compreso MacDonald's), proprio per ristorare i viaggiatori che affrontavano questo lungo viaggio. In questi ultimi decenni, con l'ampliarsi della rete stradale, questa via è stata soppiantata da Highways più grandi e confortevoli.
Oggi ne resta un grande museo a cielo aperto, che documenta gli usi e i costumi della popolazione americana. L'organizzazione del viaggio ha richiesto quasi due mesi, poichè abbiamo deciso di fare tutto da sole senza appoggiarci a nessuna agenzia esterna. E' stato impegnativo, ma la soddisfazione alla fine, ripaga di tutto. Ci siamo servite di una cartina dettagliata, di una guida Lonely Planet e per le prenotazioni i più comuni siti: Edreams, Volagratis, Trivago e Booking.it.




Eastern Route: Illinois e Missouri

Atterriamo ad inizio Giugno a Chicago, aspettandoci di trovare un clima abbastanza freddo dovuto ai venti nordici provenienti dai cinque grandi laghi (Chicago è anche chiamata anche ''The windy city'').
Ed invece ecco ad attenderci un sole splendente e ben 32 gradi: un clima perfetto per iniziare la nostra avventura! Chicago è una vera sorpresa: una città da mille sfaccettature, pulita, ordinata, colta. Soggiorniamo all'Holiday Jones Hostel, giovane e accogliente, in un quartiere molto carino, quasi dal profumo europeo: negozietti e case coi mattoni faccia-vista alternati a spazi verdi e locali illuminati da mille lucine colorate e affollati di ragazzi…insomma un bel benvenuto!



Il giorno seguente visita alla città; in primo luogo il pier che si affaccia sul lago Mitchigan… poi gli innumerevoli parchi verdi, la Mitchigan Avenue per i negozi e l' Art Institute, dove si teneva una mostra sull'impressionismo. Proprio qui troviamo un cartello che sancisce l'inizio della Route66. Per pranzo non potevamo non assaggiare il sanwich di Lou Mitchell's , uno dei primi ristoranti sorto proprio all'inizio della route, che ha ospitato personaggi famosi della politica e dello spettacolo.
In seguito, scattiamo numerose foto dalle finestre di vetro ad altezza vertiginosa dalla Willis Tower, dalla quale si ammirano ben quattro stati americani e tre dei cinque grandi laghi…un'emozione unica, soprattutto per chi soffre di vertigini!!



Nel pomeriggio, visita all'immancabile Bean, la moderna scultura simbolo della città. Alla sera assaggiamo la pizza Deep Dish, tipica di questa città (anche se si discosta abbastanza dalle nostre tradizionali pizze italiane l'abbiamo trovata davvero molto buona) e per concludere un drink all'ultimo piano di un grattacielo nel Loop, il cuore pulsante di Chicago.
Il giorno seguente, di buon mattino, corriamo a ritirare la nostra macchina: ci accompagnerà per i prossimi 4000 chilometri. Pronti, partenza, via: destinazione Springfield in illinois. Nel pomeriggio di quella assolata domenica visitiamo alcuni villaggi lungo la strada, che ci sembrano vere e proprie città fantasma: Wilmington e Atlanta . Il mattino seguente, colazione a base di squisiti waffle (di cui siamo diventate accanite fan), e visita a Springfield, la città natale di Abramo Linconl. In ogni angolo della città si percepisce la profonda devozione dei cittadini per il presidente americano che ha abolito la schiavitù.



Un rapida camminata nel giardino dello State Capitol, poi partenza verso il Missouri. Nel tragitto, ammiriamo alcune stazioni di rifornimento ormai in disuso e delle sculture gigantesche a forma di sedia dondolo, che servivano ad attirare l'attenzione dei viaggiatori.
Arriviamo in un uggiosa a Saint Louis. La cosa che salta immediatamente all' occhio è il Gateway Arch: un enorme arco sospeso sul fiume Mississipi; è nell'immaginario, la porta verso l'ovest. Ogni viaggiatore infatti deve passarci sotto per poi proseguire il cammino. L'aria che si respira in città non ci è piaciuta molto. Abbiamo notato pochissima disponibilità dei locali verso i turisti e in alcuni momenti, nonostante fossimo in centro città, non ci siamo sentite molto al sicuro.
Per cena abbiamo scelto la cucina mediterranea, e dopo siamo state all'ultimo piano dell'Hilton Hotel per sorseggiare un drink ammirando il paesaggio notturno, tuttavia non molto esaltante. Consigliamo di saltare questa tappa, se non per una breve sosta. Il giorno seguente lasciamo Saint Louis e la sua complicata rete di svincoli e tangenziali alla volta delle Meramec Caverns. Queste si dicono essere state il rifugio del bandito Jasse James e emanano un particolare fascino. Arriviamo a Springfield nel Missouri e soggiorniamo nello stesso albergo dove soggiornò il mitico Elvis!
Qui tutto è in tema anni 60, comprese la macchine d'epoca all'esterno del Motel. La cittadina è a misura d'uomo: vie parallele dove si trovano case di legno con bellissimi giardini fioriti. Arriviamo in centro città e scopriamo che è una cittadina prettamente universitaria! Quindi cena al Civil Kitchen (ovviamente hamburger e patatine) e poi giretto tra le confraternite in festa del luogo. Il giorno seguente entriamo in una delle università della città e sembra veramente di essere in uno dei tanti telefilm visti negli ultimi anni!



Partiamo di buon mattino e per strada scopriamo che il paesaggio del Missouri da pianeggiante e coltivato, passa a collinare e lussureggiante. Facciamo una sosta al Devil's Elbow, una località immersa nel verde, dove incontriamo un gruppo di immancabili harleysti. Passiamo poi attraverso il Rainbow Arch e siamo in Kansas, dove troviamo un paesaggio di sterminati campi delle farms. Arriviamo a Tulsa e restiamo positivamente impressionate dall'Art district: tantissimi murales e localini colorati e accoglienti fanno da cornice ad un pomeriggio caldissimo (35gradi). In serata arriviamo ad Oklahoma city e passiamo la serata all'O-bar, che domina l'enorme città. Il giorno seguente pranziamo nella West Bricktown e poi visita allo stadio degli Oklahoma city Thunders. Negli states è difficile mangiare in modo vario e sano. Per questo motivo vi consigliamo di assaggiare le specialità del posto, ma anche di alternarle a ristoranti di cucina vegana/vegetariana. Vi accorgerete che in questi menù è comunque presente carne, ma in minor quantità. Proseguiamo per la route alla volta del Texas, fermandoci a Clinton per visitare un caratteristico museo della Route66.



Stati centrali: Texas e New Mexico

La tappa in Texas è Amarillo, dove arriviamo giusto per cenare al famosissimo Big Texan: dove si servono costate grigliate a peso. C'è anche un record da battere per aver in omaggio la cena! Concludiamo la serata in un saloon, nel quale nel quale era in programma un contest di balli country e ci lanciamo nelle danze fino a tarda serata!




Il mattino seguente con un po' di fatica ci alziamo e visitiamo il Cadillac Ranch, un enorme piazzale dove sono infisse nel terreno dieci Cadillac e chiunque, munito di bomboletta colorata può lasciare la propria firma! Continuiamo il viaggio e arriviamo in New Mexico: pranziamo a Tucumcari (che è stato un set dei film di Sergio Leone) al Kicks on 66, locale storico sulla Route, con quello che per gli americani è solo la colazione: scrumble eggs e bacon, con pancakes e sciroppo d'acero…un po'pesantino ma buonissimo! Giungiamo nel pomeriggio a Santa FE.



Il nostro albergo è accogliente e coloratissimo (Guadalupe Inn, sembra di stare in Messico) e ci avventuriamo subito nella città, che ci è davvero piaciuta molto. Iniziamo con la via degli artisti: Canyon Road, dove le case sono state adibite a gallerie ed esposizioni di artisti americani ed internazionali, fantastiche! Poi la piazza centrale, la chiesa di San Francesco in stile europeo e un esibizione di balli messicani ci fanno sentire ovunque tranne che negli Stati Uniti. Un clima estemporaneo ed un'atmosfera calorosa che ci hanno davvero affascinato. Ceniamo in una terrazza che si affaccia sulla piazza principale (Drift Bar), gremita di gente.



Ultima parte della route: Arizona e Nevada

Lasciata Di buon Mattino Santa Fe, dopo una breve sosta ad Albuquerque presso il Diner66 (sembra il fast food di happy Days) ci dirigiamo verso Gallup, ed entriamo così nel territorio dei nativi americani o 'indiani' come sono comunemente chiamati in Italia e troviamo molti di stores per veri cowboys: dai lazzi alle selle agli stivali!
Da qui in poi, facciamo una deviazione rispetto alla classica Route, e al tramonto arriviamo al Canyon de Chelly, meno famoso rispetto agli altri Canyon ma altrettanto emozionante…lo visitiamo al calar del sole e abbiamo un assaggio dello spettacolo che ci aspetterà nei prossimi giorni. Il mattino seguente è la volta della Monument Valley; per visitarla abbiamo prenotato una jeep guidata da una guida nativa americana che ci spiega ogni angolo della magia di questo posto.



E' davvero maestoso e sicuramente non si può descrivere a parole. E' una pianura desertica, nella quale corrono bande di cavalli allo stato selvaggio. Su di essa spiccano monumenti di roccia rossa scolpiti e modellati dal vento. Su alcuni si trovano graffiti risalenti al paleolitico e altri hanno forme talmente strane da ricordare alcune figure!
Pranziamo al ristorante dell'albergo The View, con una vista stupenda sulla Monument. Partiamo a metà pomeriggio verso Page, in Arizona, e la strada attraversa pianure e deserti di roccia rossa. Anche la strada si fa emozionante. Arriviamo così al Horseshoe bend, un canyon scavato a 360gradi dal fiume Colorado…una gola porfondissima in cui i colori caldi dell'arancione e giallo del cielo e del rosso della roccia contrastano col verde-blu del fiume!





Ammiriamo questa meraviglia per poco, per via del caldo afoso dell'Ariziona: almeno 35gradi! Giungiamo a sera in Hotel, che consigliamo vivamente per la piscina con vista sul canyon: Best Western @Lake Powell. Il mattino seguente, prestissimo, partiamo dal centro di Page con una visita guidata verso Antelope Canyon. E' difficile descrivere a parole la magia di questo posto. Camminiamo sul letto di un fiume antichissimo, è un canyon stretto con forme interne tondeggianti create dall'erosione dell'acqua e del vento nel corso dei millenni.
Qui la luce del sole, che entra dalla parte superiore del canyon, crea delle colorazioni particolarissime della roccia, che prende sfumature dall'arancione, al rosso, al rosa (consigliamo di ammirarlo circa a metà mattino, nelle ore in cui la luce crea i migliori giochi tra le rocce). Uscite dall'Antalope, dopo un rapido cambio d'olio alla macchina, ci dirigiamo alla volta di Tusayan, per visitare la South Rime del Grand Canyon. Durante il viaggio, notiamo che il paesaggio cambia radicalmente: da desertico e roccioso, troviamo un paesaggio boschivo con alberi e pini che ricorda la nostre montagne in estate.
Abbiamo prenotato dal'Italia il Pink Jeep Tour, e troviamo a Tusayan una guida esperta (ranger dello stato dell'Arizona) ad aspettarci. Saliamo in Jeep e cominciamo la nostra visita, che ci porta nei migliori view- point della South Rime. Il nostro ranger, oltre a portarci per sentieri guidarci tra le rocce, è anche un esperto di geologia e botanica, e ci spiega nei minimi dettagli la storia e la formazione di questa meraviglia che è il Grand Canyon.



Restiamo ammutolite di fronte alla maestosità, ma nello stesso tempo alla pace che infonde questo luogo. Cerchiamo di immortalare non solo con la macchina fotografica ma anche con le nostre menti le sfumature e le gradazioni che si creano sulle montagne, dai vari strati di roccia che si vedono, dal rosa al grigio, e in fondo alle quali scorre il fiume Colorado, col su blu intenso. Un vero spettacolo della natura, emozionante e contemplativo. Qualcosa che ti porterai dentro per tutta la vita. Rientrate in albergo, uno dei solamente due di Tusayan, andiamo a dormire distrutte da una giornata epica. Il giorno seguente ritorniamo sulla Route, passiamo per Seligman, e ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa, Las Vegas. Attraversata la Diga sul Black Canyon, una delle più alte del mondo, giungiamo in Nevada e quasi non abbiamo il coraggio di scendere dalla macchina quando il termometro segna 44 gradi!!!
Riconsegnamo la nostra cara Chevrolet compatta, che ci ha accompagnato degnamente per questi 4116 km, e col taxi ci immergiamo nel traffico di Vegas (così viene comunemente chiamata), fino al nostro albergo, il Flamingo, il primo a essere stato costruito in città. La struttura è immensa, può ospitare migliaia di persone, come fosse un paese autonomo sempre in movimento. La hall è direttamente collegata alle sale da gioco e ai centri commerciali. Così capiamo subito come funziona la vita a Las Vegas: di giorno è troppo caldo per uscire, così, la gente si riversa nei negozi e nelle feste in piscina, e di sera invece ci sono spettacoli di cabaret e cantanti famosi come Celine Dion e Mariah Carey, oltre ad innumerevoli Clubs e naturalmente casinò. Che shock essere catatpultate dalla natura più selvaggia al caos della megalopoli! Ma abbiamo cercato di assaporare al meglio questa città, osservando i personaggi strampalati che passeggiano lungo la Strip (la via principale) e visitando i più lussuosi alberghi: il Caesars, il Bellagio e il Venetian, dove tra gondole e canali (piuttosto kitsch) ci siamo un po' sentite a casa, e abbiamo cenato da Buddy's, il boss delle torte. Due giorni sono passati in fretta ed è giunto il momento di far ritorno a casa.




E' stata un'esperienza fantastica, che ci ha dato molto e che rimarrà indelebile nelle nostre menti. La condivisione, la fatica, lo stupore, la stanchezza, la meraviglia, il caos, il silenzio, il divertimento, le sensazioni che abbiamo condiviso sono solo alcuni degli aspetti che ci porteremo nel cuore. E' stato un viaggio fisico ma anche interiore: permette di pensare metaforicamente al cammino che percorriamo ogni giorno nella nostra vita, a quello che lasciamo inevitabilmente alle spalle e a quello che incontriamo andando avanti….uno spunto di riflessione sulle cose e sulle persone che facevano, fanno e faranno parte della nostra vita. E non dimenticheremo mai le persone che abbiamo incontrato lungo la strada, che ci hanno accolto ed aiutato e regalato non pochi sorrisi! In realta, la Route 66 sarebbe proseguita fino in California, finendo sul Pier di Santa Monica, che abbiamo visitato lo scorso anno durante il nostro raid della California…ma questa, è un'altra storia!

Elena & Sara

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